San Michele (Sacra)-San Michele (Fossano) a piedi. Il resoconto di Trave

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Continuiamo il racconto del pellegrinaggio San Michele-San Michele. Dopo le bellissime storie di Burdi, Luca V, NadiaSimone, questa volta ci dice la sua Trave (aka Stefano). Alla prossima!

 

E’ un gesto spudoratamente semplice questo camminare. “Un pedi metti, l’altro leva”. Spostare alternativamente gambe e piedi per muoversi da un punto A a un punto B. Un meccanismo che impariamo ad automatizzare da bambini e che con la pratica rendiamo assolutamente banale.

Nonostante sia (stato e sia ancora) il mezzo di trasporto più economico, camminare oggi e’ un lusso. Camminare non costa denaro. Per camminare ci bastano i piedi e le gambe. Forse un paio di scarpe per stare più comodi, ma non sono indispensabili. Camminare e’ un lusso perché porta via tempo. Perché camminare per mezz’ora fino a lavoro e’ uno spreco quando ci bastano cinque minuti di automobile. Camminare per 25km per raggiungere un bar e bersi una birra e’ considerato un gesto da folli.
Questo tempo. Non ci basta mai. Non ne abbiamo mai abbastanza. Camminare e’ un gesto intrinsecamente lento e quindi nemico del tempo, perché lo consuma. Camminare consuma il tempo che possiamo dedicare ai nostri cari, al lavoro, al riposo.
Quando Burdi e Derio hanno proposto durante una riunione della pastorale di fare un pellegrinaggio di 64km dalla Sacra di San Michele alla cappella di San Michele a Fossano, ho subito pensato che avrei sottratto un intero fine settimana alla mia famiglia. Un arco di tempo di 72 ore.
Tuttavia il mio lato “sperperatore di tempo” ha prevalso e ho dato la mia disponibilità a partecipare.
In queste 72 ore di cammino ho imparato diverse cose. Le elenco qui.
Ho imparato che nella Sacra di San Michele non esiste alcuna mattonella mistica capace di farti ringiovanire (ce lo ha assicurato il custode di 302 anni). 
Ho imparato che la differenza tra un materassino gonfiabile e uno stuoino da spiaggia viene esaltata da un pavimento di marmo, specie se ci devi dormire sopra. 
Ho imparato che esistono persone capaci di sorridere con entusiasmo prima delle 8 del mattino, prepararti la colazione e non chiederti nulla in cambio.
Ho imparato che nonostante mi sia sempre ritenuto un pellegrino solitario, convinto di procedere in una direzione ostinata e contraria, mi sbagliavo.
Ho imparato che il cammino e’ anche una lotta contro il sole che scotta, le vesciche e i crampi, ma a volte e’ proprio il dolore che ti incita a non mollare.
Soprattutto ho imparato che ogni passo del cammino ci arricchisce con le parole dei nostri compagni di viaggio, con i legami che si irrobustiscono, con i paesaggi belli e brutti che incontriamo, con la fatica e il dolore. 
Insomma, sebbene sia considerato uno spreco di tempo, ho capito che camminare e’ invece un investimento per l’anima.
Ogni minuto che ho sprecato a camminare, magari con qualcuno a fianco, sarà sempre mio.
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San Michele (Sacra)-San Michele (Fossano) a piedi. Il resoconto di Simone

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Prosegue la raccolta dei resoconti dei nostri pellegrini. Dopo il racconto di Nadia, questa volta è Simone a darci il suo punto di vista su quest’avventura. Alla prossima!

Il necessario.

Sei a casa. L’armadio è spalancato.
Sei di fretta, perché alle cinque e mezza ti aspettano per partire.
L’unica domanda che ti frulla per la testa è: Cosa porto con me?
Inizi a tirare fuori un po’ di roba, quella solita, un po’ tecnica che ti può servire in questi casi.
Poi capisci che quella montagna di oggetti e indumenti non entrerà mai nello zaino che hai appoggiato al letto.
Ma non c’è problema: puoi sempre fare un borsone da mettere sulla macchina di Andrea, che ci segue in ogni tappa.
Il problema è risolto.
Il borsone è pieno, lo zaino bello leggero, pratico per camminare in scioltezza, con solo lo stretto necessario al suo interno.
Il necessario?
Ma quindi il resto? quello che hai nel borsone non è necessario?
Lo sai… quella maglia non ti serve, ma quel k-Way si.
Inizia la conta.
Togli. Lasci. Scambi un pezzo con uno simile ma più pratico.
E’ una sfida. “Vuoi vedere che alla fine ci sta tutto nello zaino?”.
La tua vita per tre giorni in uno zaino.
La domanda è diventata: “Di cosa ho bisogno?”.
Scegliere.
Lo zaino è chiuso, ci sta tutto.
Lo carichi sulle spalle e… “ah, Pesa!”.
Però hai scelto. C’è il necessario, no?. Quello sono io nei prossimi tre giorni.

Si parte!

Uscendo di casa afferri il telefono. C’è un messaggio: “Quindi non ci sei domani!? Ma perché fai questa camminata? Sei già sempre pieno di impegni!”
E’ vero, l’agenda è sempre affollata.
Col tuo dito fai click sul tasto rispondi: “Perché lo faccio? Mi è necessario. Devo imparare a scegliere.”

Chatwin di se diceva “I pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non essere lasciato alle spalle con una camminata.”
Ho sempre pensato che mi rappresentasse bene questa frase.
Chissà Chatwin quante volte ha preparato il suo zaino.

San Michele (Sacra)-San Michele (Fossano) a piedi. Il resoconto di Nadia

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Ecco il terzo resoconto della nostro pellegrinaggio dalla Sacra di San Michele alla cappella di San Michele a Fossano. Dopo i resoconti dei nostri Luca (li trovate qui), oggi tocca a Nadia dirci come è andata. Alla prossima!

Quanto è lontano savigliano da fossano?
Non mi era mai passato per la testa che il cammino di questa tratta potesse essere così lunga. Perché il problema è che, conoscendola, sai benissimo quanto manca all’arrivo. E allora lo sconforto o la sfida di dire ‘ci sono quasi’ si fa sentire nella testa. Il cammino di questi due giorni così pieni è stato così: un perenne alternarsi di ‘ce la faccio’ e ‘non ce la faccio’ …qui conta molto non essere soli. Se io arrivo al limite c’è sempre qualcuno che ha un po’ di energia anche per me. Se io non ho più voglia di camminare, c’è qualcuno che ha una storia da raccontarmi e così un passo dopo l’altro si arriva senza accorgersene.
un’esperienza da fare e da ricordare.
…e tutte le volte che passi da Savigliano pensi ‘cavoli quanto è lunga da qui!

San Michele (Sacra)-San Michele (Fossano) a piedi. Il resoconto di Luca V

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Proseguiamo a raccontare il pellegrinaggio San Michele-San Michele (puntata precedente disponibile qui). Questa volta lo facciamo con le parole di Luca V.  Alla prossima!

Lo ammetto.
Quella storia che andavo ripetendo, prima, quella di gente che viaggia per tutto il mondo senza guardarsi mai realmente intorno, mentre altra viaggia davvero guardando – ferma – le cose con occhi nuovi, la ripetevo perché non mi muovevo mai.
Non ho un passaporto, ho preso 3 aerei in vita mia di cui uno atterrato a Levaldigi perché van bene le novità ma non esageriamo, sbadiglio perfettamente in 7 lingue e sono stato a Parigi, una volta.
Poi, invece, un giorno. Anzi tre.

Sarai stato in Botswana, direte voi. In  Vietnam, a Tristan da Cunha, nelle Antille olandesi. 
Invece no. San Michele coast to coast. Una traiettoria puntata con gli occhi inconsapevoli mille volte – “là c’è la val Susa!” – senza mai chiedersi quanti passi ci fossero, e quante case, capannoni, piante, chiesette, signori, campi, vita.

E la cosa magnifica è che non lo so tutt’ora.

So, però, che scendendo dalla Sacra, poco prima di arrivare alla piccola piana di Giaveno, c’è l’impegno nell’idea di una start up di Trave; che uscendo da lì, verso la collina oltre la quale ci avrebbe accolti Cumiana, c’è la nuova attrazione di Burdi per gli esercizi da circo; poco fuori Pinerolo, nel parcheggio di un centro commerciale, c’è tutta la passione per la tecnica di Jack, che quasi non riesce a spiegarsi; tra Ruffia e Savigliano, a lato della strada troppo sbertucciata per una corsa di ciclisti seri, scorre la sorridente irrequietezza di Simo che non vuole vivere per sempre il sogno di qualcun altro.
E dentro una cappelletta dipinta a nuovo, al fondo del cammino, seduto su di un cubo di legno, ci sono io, che oggi so che la geografia non è un luogo, ma un sentimento.